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La scienza è un grosso contenitore nel quale figura una grande quantità di componenti. Anche per questo motivo questa rivista on line si intitola Scienza e… Perché dopo quei puntini sospensivi, anzi a riempimento di quei puntini, vi possono essere molti collegamenti o aggiunte. Nel caso di quanto propongo alla lettura di quanto sto scrivendo si tratta di un evento nel quale il collegamento avviene tra arte e spettacolo e, peraltro, tra due tipi di arte (quella musicale e quella calcistica) e due di spettacolo (quello offerto da un eccezionale pianista e quello offerto da una squadra di calcio che sa anche essere eccezionale quando gioca come sa). Il tutto in due templi: uno dei teatri lirici più belli e famosi e uno stadio non bello, ma teatro di importanti squadre e calciatori. Ma andiamo a cominciare.

Campanella, Ancelotti, gol.

Hanno segnato Mozart, Beethoven e Schubert nel primo tempo; Hamsik e due volte Mertens nel secondo in questa splendida partita giocata sotto gli auspici dei santi Carlo e Paolo nei rispettivi Teatro e Stadio.

Scienza e 2018 11novembre 2 Ugo Leone2   Scienza e 2018 11novembre 2 Ugo Leone3

 

Il tutto con l’eccezionale presenza di un esecutore di eccezione, Michele Campanella (quello di Mozart, Beethoven e Schubert), ancorché di parte (tifoso del Napoli). Tuttavia anche il laico Federico II ci aveva messo la sua conferendo al maestro Campanella la laurea honoris causa in “Discipline della Musica e dello Spettacolo. Storia e Teoria” per onorare la quale Campanella ha offerto una memorabile serata. E musica e spettacolo, che a Napoli hanno una lunghissima storia, si sono incontrate nella serata del 28 novembre. Ponendo, però, un problema a quei musicofili che nello stesso tempo sono anche tifosi del Napoli. Quello dell’amletico dubbio: ascolto Campanella o guardo la partita che il Napoli affronta contro la Stella rossa di Belgrado? Facciamo un tempo e un tempo? E così sia. E così è stato.

E la serata non poteva cominciare e finire in modo migliore. Anche la luna, per quanto calante, ne ha illuminato la scena sorridendo e pronta a rispondere ancora una volta all’annosa domanda di Leopardi: «che fai tu luna in ciel? Dimmi che fai?» con la facile risposta «guardo gli amanti». Della musica e del calcio, naturalmente.

Naturalmente chi è andato al San Carlo la partita non l’ha potuta vedere tutta e, per così dire, s’è perso i primi due gol. Perso? Niente affatto perché ne ha vissuto le sorti seguendo la musica che scaturiva dal pianoforte di Campanella. Una musica che faceva entrare nel clima del San Paolo via via che passava da Mozart alla “Patetica” di Beethoven. Poi mentre Campanella andava avanti verso la fine del concerto con la “Fantasia in do maggiore” opera 15 di Franz Schubert, e il Napoli non aveva ancora segnato è stato il “presto” a dare l’allarme alla squadra e, quasi Hamsik avesse nelle orecchie gli auricolari che gli trasmettevano la musica, al momento dell’“allegro” ecco il gol: era l’11° minuto del primo tempo e al San Carlo erano le 21,12. Che allegria. Né finiva qui. Perché, pur tentato dall’andarsene a vedere la partita, Campanella concedeva un bis. Un diabolico ed eccezionale dies irae “parafrasato” da Liszt che, arrivato nelle orecchie di Mertens in questa Napoli dalla splendida acustica e da incontaminati silenzi quando il Napoli gioca al San Paolo, non poteva che diventare il gol del due a zero.

Il concerto finisce qui e Campanella, idealmente sottobraccio ad Ancelotti, se ne può andare a vedere il resto della partita imitato da buona parte del pubblico che aveva riempito il San Carlo e che non si stancava di osannare la bravura e il virtuosismo del maestro e neo dottore in Scienze umanistiche Michele Campanella.

Questa, anche questa, è Napoli. Questa è la Napoli al posto 108 nell’annuale graduatoria di Italia Oggi (le prime sono Bolzano, Trento e Belluno, ma vi fa anche tanto freddo) sulla qualità della vita.

Questa per lo meno era Napoli il 28 novembre sera “sbattuta” tra un santo Carlo e un altro Paolo. E, diciamo, la verità, nella graduatoria dei santi in paradiso chi ne ha di più?

San Gennaro a parte, si intende.

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