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John Forbes Nash è stato, certamente, A Beautiful Mind: una mente meravigliosa, come recita il titolo di un film che ne ha raccontato la storia. Matematico di grande valore, premio Nobel per l’Economia nel 1994, ma anche affetto per un lungo periodo da una grave forma di schizofrenia.

In apertura del suo agile ma denso saggio, Newton, Cézanne e la mela proibita, pubblicato di recente con l’editore Castelvecchi (pag. 45; euro 5,00) Luca Umena, matematico e filosofo, propone un florilegio di nomi di persone geniali che hanno avuto problemi psichici: da Kurt Gödel ad Alan Turing, per restare in ambito logico e matematico, da van Gogh a Gauguin, per spostarci nell’ambito delle arti figurative; da Goethe a Balzac per parlare di letterati.

Genio e sregolatezza, verrebbe da dire.

Non è certo per voyerismo intellettuale che Umena ci propone di entrare (e poi subito uscire) nella mente insieme geniale e folle di questi grandissimi. Ma per iniziare a indagare su un fenomeno più generale e non meno misterioso: la creatività.

Non ha certo pretesa di completezza, il saggio di Umena. È piuttosto una panoramica a volo di uccello di quella formidabile serie di ripidissime vette e profonde vallate che chiamiamo, con un termine piuttosto generico, creatività.

Cosa sia la creatività non è, infatti, semplice da definire. Umena propone una metafora – quella della giraffa – per (iniziare a) indicarla. Il creativo è quella donna o quell’uomo che ha un collo lungo e guarda lontano, dove gli altri non possono arrivare. Ma la creatività è anche capacità di sintesi, ovvero di arrivare (e comunicare) al nocciolo di una questione. Non a caso è la poesia la forma letteraria più creativa. Per dirla in una parola, la creatività è intuizione.

Già, ma cos’è l’intuizione? È capacità di guardare più lontano degli altri ed è capacità di sintesi. O, se volete, capacità di scavare tunnel sotto la montagna di dimostrazioni analitiche necessarie a raggiungere “la verità” (per quanto limitata e contingente essa sia). Sì, ci stiamo avvitando su noi stessi. Ma lo avevamo anticipato: non è semplice (ammesso che sia possibile) definire la creatività e, con essa, l’intuizione. Dobbiamo accontentarci di averne una vaga immagine. Di comporla e di ricomporla ogni volta che l’incontriamo, mentre si presenta in forme le più diverse e, spesso, inattese. Molte delle quali ci sono presentate con grande chiarezza da Luca Umena.

Una chiarezza che ci consente di giungere a una prima conclusione. Tutta le attività cognitive dell’uomo (e non solo dell’uomo) hanno un tasso più o meno alto di creatività. In particolare, le arti e le scienze.

Non è un’affermazione scontata. Perché se più o meno tutti riconoscono senza difficoltà che gli artisti (i grandi artisti) sono creativi, molti (tra coloro che hanno un’immagine arida e stereotipata della scienza) dubitano che gli scienziati possano essere creativi.

E, invece, la creatività si propone a ogni livello nella vita degli scienziati e segna la storia della scienza. Assumendo sia la forma di una creatività pratica, sia quella della creatività più astratta. Prendiamo il più grande scienziato che l’Italia abbia mai avuto, Galileo Galilei. E “vediamolo” in azione tra l’estate del 1609 – quando gli giunge notizia che in Olanda hanno confezionato uno strumento, un ‘occhiale’ capace di far vedere più vicine cose lontane – e il 12 marzo 1610, quando sfoglia la prima copia del suo Sidereus Nuncius, il libro che, per dirla con Ernst Cassirer, «divide le epoche». In questo periodo Galileo è un vulcano che esplode creatività in ogni forma e maniera.

In primo luogo, da grande giraffa che è, intuisce che il cannocchiale proveniente dall’Olanda da poco più di un giocattolo, qual è, può diventare uno strumento di straordinaria utilità pratica.

Poi, secondo atto di creatività, opera per trasformare il giocattolo in un cannocchiale. Non era affatto semplice. Solo lui poteva avere l’idea e realizzarla, grazie anche alle sue straordinarie capacità artigiane.

Una volta messo a punto il cannocchiale, altra intuizione, ecco che lo propone alle autorità di Venezia quale strumento di difesa – è possibile vedere da lontano le eventuali azioni di un nemico. Anche questo non era scontato. Così come non era scontato che la dimostrazione dal campanile di Piazza San Marco potesse essere trasformata a sua volta in una leva per aumentare lo stipendio (beh, anche questa è creatività).

Ma Galileo non si ferma. Ha un’intuizione straordinaria. E se io il cannocchiale invece di puntarlo verso Murano per distinguere da San Marco le persone che escono dalla Chiesa lo punto verso il cielo per vedere, letteralmente, “cose mai viste prima”? È uno dei pensieri più felici della sua vita. Certo, oggi a noi potrebbe sembrare un’operazione banale, scontata. Ma questa è (anche) la creatività, come sottolinea Umena: effettuare imprese semplici e insieme spiazzanti, che nessuno ha mai realizzato prima.

In realtà, in quei mesi Galileo non è l’unico e, forse, non è neppure il primo a puntare un cannocchiale verso il cielo. L’inglese Thomas Harriot, per esempio, fa esattamente quello che fa Galileo. Punto un cannocchiale verso il cielo. Ma si dimostra di gran lunga meno creativo di Galileo: guarda, ma non vede. Non si accorge di quello che ha sotto gli occhi. Che la Luna, per esempio, è fatta “della stessa specie della Terra” (come aveva intuito senza poterlo provare quel gran creativo che era Giordano Bruno). Ecco, dunque, che il creativo deve avere, per dirla con lo stesso Galileo, gli occhi nella testa, oltre che nella fronte.

Non basta. Galileo intuisce la straordinaria importanza delle cose che sta osservando (la Lune della stessa specie della Terra; i quattro astri che ruotano intorno a Giove; le migliaia di stelle invisibili a occhio nudo) e, dunque, la necessità di rendere pubblici i risultati di quelle osservazioni nel più breve tempo possibile, anche per rivendicare la priorità delle scoperte. Così - faticosa è la creatività –, di notte osserva e di giorno scrive. Ecco, dunque, che intuisce e realizza – dunque inventa – un nuovo genere letterario: il moderno “report scientifico”.

E comprende (intuisce) che per rendere più efficace la comunicazione, deve illustrare le parole con immagini. Lui stesso, disegnatore abile e, appunto, creativo, disegna la faccia della Luna che correda il suo Sidereus.

Potremmo continuare a lungo con Galileo, pioniere della scienza moderna e il più grande scrittore nella storia della letteratura italiana (Italo Calvino dixit). Ma fermiamoci qui. Perché ne abbiamo abbastanza per corroborare l’idea di creatività che ci propone Luca Umena.

Possiamo ricavarne altri due insegnamenti, oltre a quello che gli scienziati hanno da essere non meno creativi degli scrittori o dei pittori o dei musicisti. Il primo è che nella creatività delle donne e degli uomini di scienza l’intuizione conta quanto il pensiero analitico. Anzi, come sosteneva il matematico francese Jacques Hadamard, all’origine di ogni atto scientifico importante c’è sempre l’intuizione. Essa è stata basilare nell’indagine di Albert Einstein. Ma, sostiene Hadamard, è presente persino nei ricercatori che amano procedere per via analitica.

Ma, come ci ricorda Luca Umena, da sola la capacità di intuire non basta, se non può innestarsi su una conoscenza, generata spesso con fatica e sudore. Galileo non avrebbe costruito il suo cannocchiale se non avesse saputo come lavorare il vetro e, nel medesimo tempo, non avesse avuto profonde nozioni di ottica. Allo stesso tempo, non avrebbe puntato il cannocchiale verso il cielo se non avesse avuto una conoscenza profonda delle problematiche astronomiche e non avesse ben presente dove andare a cercare.

A proposito di tempo. Non c’è creatività che tenga: se nasci nel momento sbagliato alcune creazioni non puoi realizzarle. Dopo Newton nessuno può scoprire la legge di gravitazione universale. Dopo van Gogh, nessuno può pensare di inventare quella particolare tonalità di giallo. Insomma, ci sono nella storia degli accidenti congelati. E il segreto del creativo è nascere a monte e non a valle di quell’accidente.

Ultima ma non ultima notazione: da Galileo a Turing, da Cézanne a Picasso, da Dante a Leopardi, da van Gogh a Nash, la creatività segue molte strade. Tutte diverse e tutte, in fondo, simili.

Cos’è, dunque, la creatività? Parafrasando Agostino, potremmo dire: se non me lo chiedi, lo so; ma se me lo chiedi non lo so più. Dopo la lettura del saggio di Luca Umena, tuttavia, sappiamo qualcosa in più su dove andarla a cercare e su come riconoscerla. Con largo beneficio di inventario.

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