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La prospettiva di tornare “testa di serie” nel nucleare per uso civile è quanto mai alla portata dell’Italia grazie alle conoscenze maturate nell’ambito della fusione. Memori di quel 1957, che per l’Italia segnò l’accesso al tavolo delle grandi potenze mondiali in campo nucleare (da fissione), gli scienziati potranno lanciare una sfida alla road-map europea della ricerca con la fusione. Studiare questa reazione per realizzare il sogno di un’energia illimitata e a impatto zero sembra essere il mantra dell’ENEA che parteciperà con un nuovissimo centro di ricerca all’avanguardia in Europa.

Gli eventi di cronaca giudiziaria che sconvolsero il Paese del primo boom economico e il referendum del 1987 segnarono la fine del nucleare e della fissione in Italia, ma la storia è fatta di corsi e ricorsi, e oggi possiamo di nuovo sfruttare le avanzate ricerche sul nucleare “pulito”. Ma come funziona la fusione? Il principio fondamentale della fusione è rappresentato dalla collisione di nuclei atomici energetici fondendo due nuclei carichi positivamente e vincendo la repulsione elettrostatica esistente tra cariche dello stesso segno. Nel Sole e nelle stelle i processi di fusione sono favoriti da forze gravitazionali e temperature estremamente elevate che consentono la formazione di un plasma di contenuto energetico sufficiente a sprigionare energia infinita. Per poter replicare sulla Terra occorre un approccio differente, che consiste nell’utilizzo di isotopi dell’idrogeno – il deuterio (D, nucleo formato da un protone e un neutrone) ricavabile dall’acqua e il trizio (T, nucleo formato da un protone e due neutroni) – ricorrendo a temperatura quasi 6 volte maggiori che nel nucleo del Sole.

La sfida è lanciata e il testimone passa ai nuovi centri di ricerca che videro la luce proprio negli “anni ruggenti” del nucleare. Ci parla di tutto Aldo Pizzuto, direttore del dipartimento Fusione e Tecnologie per la Sicurezza Nucleare dell’ENEA.

Negli anni ’50 nascono i Centri di ricercaQual è stata la spinta verso lo sviluppo tecnologico-nucleare?

In quel periodo gli sforzi erano rivolti alla rinascita del Paese. Non potendo contare sulle materie prime, si è andati verso un possibile sviluppo del nucleare, dove la tecnologia era all’avanguardia. I Centri di ricerca hanno portato un know-how di conoscenze fondamentale ancora oggi per la competitività della Nazione nell’industria e nella ricerca in tutte le sue declinazioni.

Perché si privilegia la nazionalizzazione alla privatizzazione più vantaggiosa in termini d’investimenti?

Non c’erano allora e non ci sono oggi i presupposti per una privatizzazione, il nucleare è percepito come un volano per il paese, quindi il controllo deve essere pubblico, inoltre c’è da tener presente che l’Italia era tra le tre nazioni a detenere il primato del nucleare. Oggi il “privato” deve entrare semmai attraverso l’industria e il trasferimento tecnologico.

Quindi, che ruolo giocano le nuove tecnologie per lo sviluppo di energia pulita?

Bisogna capire l’importanza di avere energia a basso costo per lanciare l’economia e dare la possibilità al Paese di sviluppare grandi progetti e grandi obiettivi che oggi cavalchiamo, come la fusione o le rinnovabili.

Qual è la sfida per non incorrere in “nuovi oppositori” al nucleare?

La vera sfida per risolvere questi problemi era e rimane sviluppare la fusione. I vantaggi sono indiscutibili: il combustibile è l’Idrogeno, sotto forma di isotopi Deuterio e Trizio, che viene convertito in Elio (gas nobile) non inquinante. Inoltre l’approvvigionamento degli elementi reagenti derivati dall’acqua e dalla crosta terrestre, permetterà un’indipendenza dai paesi estrattori di Uranio.

Oggi si parla molto delle sfide per mitigare gli inquinanti e il riscaldamento globale. Come si sta muovendo la ricerca italiana?

Innanzitutto l’ENEA realizzerà a Frascati (Roma) un’infrastruttura da 500 milioni di euro il Divertor Test Tokamak (DTT). L’obiettivo della DTT è fornire risposte scientifiche ai problemi complessi sulla fusione ed è considerata l’anello di collegamento con i grandi progetti internazionali, come il reattore sperimentale ITER in costruzione in Francia. Lo sviluppo delle “rinnovabili” e dell’efficienza energetica è l’unico modo per realizzare un portafoglio di competenze capace di combattere il riscaldamento globale.

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