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È stato presentato al World Economic Forum di Davos il 2018 Environmental Performance Index (EPI), rapporto biennale curato dall’Università di Yale e dalla Columbia University in collaborazione con il World Economic Forum, che presenta un’analisi sullo stato dell’ambiente terrestre e della “sostenibilità ambientale”. In questo rapporto c’è una classifica di 180 Paesi a seconda dell’impegno nella gestione dell’ambiente risultata dalla misurazione di 24 indicatori in dieci categorie.

In testa si colloca la Svizzera seguita da Francia, Danimarca, Malta, Svezia, Regno Unito, sedicesima è l’Italia (ma era 29° l’anno precedente). Ultimi Nepal, India, Repubblica democratica del Congo, Bangladesh e Burundi che chiude.

Le dieci categorie esaminate sono: Qualità dell’aria, Igiene e acqua potabile, Risorse idriche, Metalli pesanti, Riserve ittiche, Clima ed energia, Agricoltura, Biodiversità e habitat, Foreste, Inquinamento atmosferico.

Qualità dell’aria. Con i tempi che corrono e l’aria che tira, la condizione che maggiormente determina la posizione in classifica è la qualità dell’aria che, se cattiva, viene considerata la maggiore minaccia per la salute umana. Gli indicatori considerati dal rapporto sono il particolato fine (PM 2,5) e le esalazioni dei combustibili solidi domestici. Ciò significa che le maggiori responsabilità nell’inquinamento atmosferico sono imputabili al traffico automobilistico, e alla climatizzazione artificiale degli ambienti. È questa la categoria che relega l’Italia al 16° posto.

Igiene e acqua potabile. In questa categoria viene presa in esame l’accesso ai servizi igienici fondamentali e all’acqua potabile considerati un fattore determinante per lo sviluppo umano, per l’ambiente e per l’economia. Qui l’Italia è al primo posto della classifica insieme con Finlandia, Grecia, Islanda, Irlanda, Malta, Spagna e Regno Unito.

Risorse idriche. Strettamente collegata con la categoria precedente questa prende in considerazione il tema della conservazione e della corretta gestione delle acque, in particolare della depurazione delle acque di scarico. In questo campo, i primi posti sono toccati a Malta, Singapore e Olanda.

Metalli pesanti. In questa categoria massima attenzione viene riservata all’allarmante presenza in molti paesi di piombo, arsenico, mercurio, cadmio che una volta entrati nella catena alimentare possono provocare gravi danni alla salute. La migliore gestione dei metalli pesanti si registra in Finlandia, Germania, Giappone e Svezia.

Riserve ittiche. Anche le riserve ittiche sono un tema cruciale per la conservazione ambientale: la pesca infatti che è una risorsa alimentare di fondamentale importanza può avere un impatto negativo sugli ecosistemi marini. Attualmente la pesca eccessiva colpisce il 31 per cento delle riserve ittiche. I paesi più protetti sono Eritrea, Colombia e Perù.

Clima ed energia. Come ormai universalmente riconosciuto i mutamenti climatici in atto costituiscono il più preoccupante problema ambientale. E non sembra ancora che gli accordi sottoscritti a Parigi nel dicembre 2015 abbiano sortito un grande effetto considerato che le concentrazione di anidride in atmosfera continuano ad aumentare superando il limite di 400 parti per milione. I paesi che si sono maggiormente distinti per il contenimento dei gas serra sono le isole Seychelles, la Svizzera e la Svezia.

Agricoltura. L’agricoltura è un settore economico generalmente ritenuto esente da problemi di impatto negativo sull’ambiente. Al contrario va realisticamente tenuto conto che anche i benefici dell’agricoltura vanno misurati con i suoi costi: in termini di uso di fertilizzanti e anticrittogamici, di consumo di acqua. In questa categoria l’EPI prende soprattutto in considerazione l’uso dei fertilizzanti ricchi di azoto. I più attenti nella gestione dei fertilizzanti azotati sono risultati Paraguay, Stati Uniti e Austria.

Biodiversità e habitat. Tra gli indicatori ambientali mondiali la biodiversità è uno dei più preoccupanti considerando che la sua riduzione negli ultimi decenni pone molte specie animali e vegetali verso il rischio di estinzione. L’analisi dell’EPI ha misurato la conservazione degli habitat e la protezione delle specie. Ai primi posti della classifica sono Zambia, Botswana, Germania e Regno Unito.

Foreste. Dall’inizio del XXI secolo a causa dello sfruttamento indiscriminato si sono persi oltre 18 milioni di ettari di foresta. I Paesi che ne hanno risentito meno di tutti sono stati Micronesia, Saint Vincent e Isole Grenadine.

Inquinamento atmosferico. L’importanza in cui viene tenuta la qualità dell’aria è dimostrata dal fatto che l’attenzione di questo rapporto viene riservata oltre alla categoria “Qualità dell’aria” ad una specifica dedicata all’inquinamento atmosferico con attenzione specifica alle emissioni di ossidi di azoto e di zolfo. I paesi più virtuosi sono risultati Guinea equatoriale, Svizzera e Singapore.

In sintesi, secondo gli autori del rapporto, l’analisi dei dati conferma che «Poiché la comunità mondiale persegue nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, i responsabili delle politiche devono sapere chi è in testa e chi è in ritardo sulle sfide energetiche e ambientali». È quanto precisa Daniel C. Esty, direttore dello Yale Center for Environmental Law & Policy. «L’Epi del 2018 conferma che il successo in termini di sviluppo sostenibile richiede sia il progresso economico per investire in infrastrutture ambientali sia un’attenta gestione dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione». Zach Wendling, autore del rapporto, ha affermato però: «Il mondo ha bisogno di dati migliori sull’agricoltura sostenibile, sulle risorse idriche, sulla gestione dei rifiuti e sulle minacce alla biodiversità. Il sostegno ai sistemi di dati globali è uno dei passi più importanti che la comunità mondiale può intraprendere per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile».

Insomma, direi che malgrado qualche indicazione incoraggiante in alcune delle categorie analizzate, l’ambiente terrestre non sta messo bene. L’affermazione appena riportata di Zach Wendling lo conferma anche se vengono utilizzate espressioni più morbide della realtà. L’agricoltura, le risorse idriche, i rifiuti, la biodiversità sono situazioni di vitale importanza per l’ambiente terrestre e i “dati” di cui l’umanità ha bisogno non devono essere solo “migliori” di quelli riportati nel rapporto 2018, ma assolutamente diversi in positivo se correttamente si vuole discutere di sostenibilità e di futuro per le generazioni future.


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