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Cartoline dai morti 2007-2017

Franco Arminio
Poesia
Nottetempo
2017
Pag. 171 euro 12

Nel 2011 Franco Mario Arminio (Bisaccia, 1960), bravissimo “paesologo”, poeta scrittore regista, pubblicò la prima edizione di una raccolta di brevi messaggi trascritti come se fossero arrivati per cartolina, ciascuno da un individuo defunto e da un luogo ignoto. Erano 128 più una nota. In questa nuova recentissima edizione accresciuta di fine 2017 ne ha corretto qualcuno, ne ha eliminato qualcun altro, lasciandone 83 fra gli originali. Poi ne ha aggiunti 11 tratti dalla raccolta 2016 e circa 75 inediti, come “racconti senza respiro” e cartoline, oltre al componimento “La spina”. L’ultimo testo riassume un poco il senso di tutti: “Se non credi alla vita dopo la morte, devi credere di più alla vita dentro la vita. La mia fede io la chiamo intensità. L’intensità a me viene dal guardare… Il bene sta negli alberi, nell’acqua, nelle facce, il bene è sempre dalla parte di chi è intenso, si interessa meno a chi si spaccia in estasi o in disperazione.” Bella coerente veste grafica.


Un maestro nella foresta. Alberto Manzi in America Latina

Andrea Canevaro, Giulia Manzi, Domenico Volpi, Roberto Farné
Pedagogia
EDB
2017
Pag. 101 euro 11

Venezuela e Ande. 1955. Alberto Manzi (1924-1997) condusse “Non è mai troppo tardi” dal 1960 al 1968, 50 anni fa. In precedenza aveva innanzitutto insegnato in carcere a Roma, poi intrapreso una promettente carriera universitaria, interrotta nel 1954 per fare il maestro a scuola e compiere ricerche internazionali (soprattutto in America Latina). Così, a partire dall’estate 1955 per venti anni, trascorse i mesi estivi in Sudamerica. Il primo viaggio fu raccontato nel 1956 attraverso sei articoli pubblicati dal Vittorioso, un giornale per ragazzi edito dalla casa editrice Ave. Quel reportage viene ora ripresentato in questo prezioso volumetto con quattro importanti introduzioni dei due docenti universitari bolognesi Canevaro e Farné, dell’amico Domenico Volpi (che dirigeva il giornale) e della figlia Giulia, illustrato e arricchito da alcuni dattiloscritti (preparati come “fotoservizi”) conservati al Centro Alberto Manzi di Bologna.


 

Confesso che ho stonato

Gianni Mura
Musica
Skyra
2017
Pag. 109 euro 13

Italia e Francia. L’ultimo secolo. Gianni Mura è nato il 9 ottobre 1945 ed è sempre vissuto a Milano. Giornalista da oltre cinquant’anni, ha iniziato alla Gazzetta dello Sport subito dopo la conclusione del Liceo Classico (il Manzoni), presto rinunciando alla laurea in Lettere moderne dovendo girare l’Italia, l’Europa, il mondo per seguire eventi e personalità dell’agonismo sportivo, soprattutto calcio e ciclismo. Pare che avrebbe voluto, invece, fare il cantautore, provò pure a cantare nei cori scolastici alle medie, fu sconsigliato e ora ha deciso di raccontare minuziosamente il lungo intenso amore per la musica di uno che non va a tempo. Spiega di essersi acculturato di arie e canzoni nelle caserme dove lavorava il padre maresciallo dei carabinieri, cresciuto in un mondo di regole da rispettare, con libri e radio come uniche evasioni a disposizione. Da allora quando può canticchia, Giovanna Marini gli disse di trovarlo un poco distonico, altri tradussero in “totalmente stonato”, ma secondo lei forse poteva piacere a Luigi Nono. Si è così rassegnato al ruolo di ascoltatore e, proprio per questo, sopporta poco che ai concerti di musica cosiddetta leggera (non succede per jazz e classica) la musica non si senta e gli spettattori urlino insieme al cantante le parole delle canzoni (tipo karaoke), fra raggi laser e luci stroboscopiche. Nella sua educazione e nel suo ascolto esistono frammenti e passioni in molte lingue di molti continenti, sottolinea comunque spesso di prediligere il cantautorato francese e italiano del secolo scorso, anche in dialetto (milanese e non solo), anche impregnato di valori civili (le vite di chi sta ai margini, morti e sofferenze di chi lavora duro). Più di tutti suggerisce di riascoltare il musicista, compositore e autore Sergio Endrigo.
Che bello! Di Gianni Mura potete leggere volentieri ogni scritto, quelli che muoiono quotidianamente sulla carta stampata, quelli che vivono in volumi di genere vario: articolo, racconto, romanzo, reportage, conversazione, intervista, recensione o cronaca di costume che sia. Scrittura eccelsa, arguzia stilistica, divulgazione colta, forma e sostanza. Qui inaugura un’interessante collana di “Note d’autore” trattando argomenti musicali con garbo e competenza. Confessa subito che lui stona da sempre e regolarmente. Poi finisce per citare in una decina di più o meno brevi capitoli circa 170 musicisti che gli (ci) hanno regalato “emozioni con le loro canzoni, una solo oppure tante”, perlopiù italiani, tanti francesi. Non è un elenco organico, né vuole essere la storia di un periodo, trovate pochi gruppi e poco pop, è ovvio. Alcune canzoni sono citate lungamente e contestualizzate. Sono impressioni di un appassionato serio che narra mirabilmente delle proprie passioni musicali, di aneddoti e incontri connessi, ogni capitolo con un suo motivo ricorrente, un ritornello orecchiabile: Bearzot patito di be-bop, Brera che descrive Pelè con Leopardi, il valore (non immemorabile) degli inni delle squadre di calcio, la musica che accompagna vari altri sport, Ėdith Piaf, le pietre sonore di Pinuccio Sciola, la fisarmonica come esperanto degli strumenti e anguria della musica, il rispetto e l’altruismo del duo Enzo Jannacci - Beppe Viola nel triangolo di piazza Adigrat – via Sismondi – via Lomellina, i tanti assurdi tagli alle canzoni da parte della censura pubblica e privata, l’abuso di parole imprecise nelle descrizioni della musica e il complesso intreccio fra poesie e canzoni. Un libro da cui si capisce finalmente bene cos’è il ritmo in letteratura. 


La danza infelice

Alessandra Pepino
Noir
Atmosphere
2017
Pag. 359 euro 17

Napoli. 9-15 gennaio 2017. L’acuto burbero ispettore Jacopo Starsky Guerra, dopo il fallito matrimonio, da tre anni convive con la bionda Costanza Fierro, che tiene lezioni tre giorni alla settimana (alternandosi al titolare della cattedra); ora lei è incinta di tre mesi, lui ha già smesso di fumare e le ha promesso che chiederà il trasferimento in una più tranquilla città di provincia. La sensibile esperta ispettrice Valeria Hutch Aveta ha un ottimo amato marito e stravede per il figlio Riccardo, si sente comunque molto attratta dal medico legale torinese Arturo Guida, alto e affascinante, occhi neri e spalle da pallanuotista, da poco trasferitosi. I due affiatati poliziotti sono alle prese con un caso rognoso. Il professor Leonardo Mancini, 36enne intransigente allenatore di una squadra di serie D, niente sigarette o alcol, padre solitario della figlia autistica Gioia, è stato pestato, ucciso, mutilato in palestra. Le dita mozzate vengono ritrovate all’interno dell’antico Cimitero delle Fontanelle. I sospetti si appuntano sul giovane talento cui stava dando una seconda chance, con frequenti litigi: Angelo Grimaldi è ricco sfondato di famiglia, non ha ancora nemmeno 23 anni e una storia già molto complicata. A 18 anni aveva fatto un provino positivo con la Juve e doveva trasferirsi a Torino, poi c’erano stati l’incidente col motorino e il ginocchio distrutto, un anno bloccato e l’occasione sfumata, la depressione. Si era sposato con la fidanzata (da sempre) Licia ed era nato Alessandro, ma continuava ad essere frustrato e insicuro. Mancini aveva cambiato qualcosa, c’era un rapporto intenso, quasi d’amore e d’odio. L’indagine ci complica, Angelo è scomparso. Inoltre, il capo del commissariato, il vicequestore Renato Immobile, sta molto male, il Parkinson comincia a essere proprio evidente. Cerca di tener duro, considera Guerra il proprio bravo erede, lo avvisa che dovrà essere promosso alla Omicidi, altro che trasferirsi!
Terzo giallo della serie (in quattro anni) per Alessandra Pepino (Napoli, 1984), in prima e terza varia. Il titolo richiama le dita sparse tra i teschi, il muoversi senza allegria. La prima persona riguarda perlopiù i due poliziotti, ma anche altri, a loro legati da affetto o indagine: Costanza che Guerra aveva conosciuto investigando sull’omicidio della sorella Benedetta; il bel gigante Antonio Colangelo, collega e amico, dopo tante conquiste ora innamorato perso di Flavia; la stessa Flavia alle prese con un segreto che non può confessare a nessuno; il dolorante amareggiato Immobile, ormai prossimo alla pensione; Assunta Procopio, la vicina che spesso tiene Gioia con sé; la collega Claudia Vitagliano, già amante del capo, ora alle prese con le storie occasionali dei siti d’incontro per cuori solitari e un caso parallelo; il giovane capace agente semplice Gennaro Rizzo, esigente fidanzato spesso turbato dalla personalità di Aveta; la collega Iolanda Scapece che deve laurearsi. E la terza indugia a sprazzi (capitoli sempre brevi) sugli ulteriori personaggi (come Gioia, senza voce), su mail segrete e sull’irresistibile Napoli (ben tratteggiata), su intermezzi e flashback; sicché non sempre è semplice seguire un filo nello stile e nella storia. I pensieri scandiscono identità e personalità che s’intersecano a fatica. E la stessa, pur intuibile, qualità della narrazione, lo stesso ritmo del giallo rischiano di essere offuscati. Ottimi olfatto e gusto a chilometro zero, o quasi: Lacryma Christi e Aglianico. Nella cena fra amici sinceri sguscia fuori dallo stereo la voce di James Taylor.


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