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Le nuove opportunità di comunicare la scienza passano anche per il fumetto. Un medium vecchio più di mezzo secolo, ma che guarda al futuro.

Chi non ne ha letto almeno uno? I fumetti, nell’immaginario comune, sono dedicati allo svago, al puro intrattenimento, ma oggi stanno assumendo un ruolo sempre più centrale: comunicare la scienza sotto tutte le sue sfumature. Dallo spazio alla fisica quantistica, dalla medicina alla matematica, per finire con la nutrizione. Uno degli scopi della comunicazione «è soddisfare in maniera corretta l’attenzione», come sostiene Bernard Schiele, «soprattutto delle giovani generazioni verso temi considerati a ragione ostici». Infatti, l’Università dell’Illinois, che nel 2009 ha realizzato una ricerca sull’efficacia di questo medium, ha dimostrato che leggere i fumetti è un’attività sofisticata di assorbimento del testo pari solo alla letteratura classica; inoltre, favorisce l’aumento del vocabolario personale. Quindi oggi molti comunicatori stanno rivolgendo l’attenzione verso questo genere letterario, sempre più presente nelle librerie e nelle edicole con un mercato in crescita.

Analizzando più attentamente la struttura del fumetto e con maggior spirito critico ci si chiede se è la scienza che “sfrutta” il fumetto, o il mondo dei comics che usa la scienza per darsi una maggiore credibilità. La risposta probabilmente sta nella storia della “letteratura disegnata”, definizione creata da Ugo Pratt commentando il ruolo dei fumetti nella gerarchia delle “arti”.

I primi comics, quelli patinati americani per intenderci, risalenti agli anni ’50, hanno sempre sfruttato la scienza per raccontare i “super poteri” di molti eroi. Spiderman è punto da un ragno geneticamente modificato; Hulk, viene accidentalmente bombardato da raggi gamma, mentre Batman a differenza dei precedenti utilizza l’alta tecnologia. Oggi probabilmente è la scienza che sfrutta questo medium per farsi portavoce di se stessa; un importante contributo lo dobbiamo a uno dei più grandi fumettisti internazionali: Guido Crepax. Pioniere in questo campo, l’artista firmava le copertine della rivista Tempo medico, gestendo anche Clinicommedie, l’innovativa rubrica a fumetti con protagonista la bella Valentina. Proseguendo sulle orme della storia, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con la collaborazione di famosi artisti della matita, ha pubblicato una collana interamente dedicata alla fisica, all’astronomia e a internet. La lista è molto lunga; ultima, ma solo per la “giovane età” è la No Starch Press; una casa editrice d’oltre oceano che sta conquistando il mercato internazionale dedicando intere pubblicazioni ai temi tecnologici. Ce ne sono tanti altri nel panorama nazionale: per fare un esempio utile, i fumetti dedicati al tema della nutrizione sono sempre più gettonati. Ormai si parla di piramide alimentare un po’ ovunque, dalla televisione ai social media e i termini come proteine, carboidrati e vitamine sono parte integrante della quotidianità di tutti, e in modo speciale di quella degli adolescenti. Perciò spiegare la scienza in maniera comprensibile, come solo un fumetto può fare, è un esercizio che svela gli aspetti ludici e culturali di questo genere letterario non risultando mai banale.

La maggior parte delle persone, pur essendo attratta dalle materie scientifiche, si sente ancora minacciata dalle complessità dei termini utilizzati. Questo genere di letteratura allora risulta essere il percorso più adatto per approcciare tutte quelle materie che faticano a rimanere nella memoria, ma che incuriosiscono i lettori.

Saper leggere un fumetto però è un’attività complessa, molte persone la trovano difficile in ragione del meccanismo che si attiva nel cervello. Quest’ultimo deve associare contemporaneamente il lessico dei dialoghi con il disegno statico, e ciò è possibile solo con l’esercizio che va incentivato, soprattutto nei bambini.

Il fumetto viene sfogliato dai giovani come dagli adulti, non conosce ceto sociale o culturale; insomma è un mezzo di comunicazione democratico a tutti gli effetti. Ideale per questa nuova società della conoscenza dove gli adolescenti hanno bisogno di strumenti d’informazione sempre più precisi e meno noiosi. C’è da dire che l’Italia purtroppo è ancora lontana nei numeri di vendite (con i suoi 9,6 milioni di euro – fonte Associazione italiana editori) dai paesi come il Giappone, che ha visto un incremento con cifre da record (281,51 miliardi di yen, più di 2 miliardi di euro in un anno – fonte Oricon, società giapponese di analisi di mercato), gli Stati Uniti (con 840 milioni di ricavi da vendite di fumetti) fino a quello francese (459 milioni), dove il fumetto oltre ad avere un mercato in crescita, entra anche nelle scuole. C’è molto da fare, ma il futuro della comunicazione scientifica deve passare anche per questo medium, altrimenti il rischio è quello di perdere le nuove generazioni, sempre più attratte da modelli social troppo spesso sbagliati.


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