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Se si vorrà definire ancora arcipelago un insieme di isole vicine e comunicanti, Ischia/Procida e Capri rappresentano una particolare eccezione, forse non unica, ma di certo utile al discorso di chi, come Predrag Matvejević, ha osservato acutamente che «una moltitudine di isole, anche se ravvicinate, non sempre basta a formare un arcipelago».

Ischia/Procida e Capri – lo sanno più di tutti gli isolani che hanno l’opportunità o la ventura di lavorare su quella delle due isole che non è la propria – non hanno linee di comunicazioni dirette, a dispetto della vicinanza: il “triangolo equilatero Napoli-Ischia-Capri” manca di fatto di quel lato che mette in comunicazione le due isole; l’aliscafo Ischia/Procida-Capri e viceversa non esiste, se non in orari e rare occasioni dettate dalle straordinarie esigenze turistiche (leggasi luglio-agosto-settembre, partenza tarda mattinata-ritorno pomeridiano).

Isole vicine, Ischia/Procida e Capri, ma non comunicanti.

Considerata la distanza non eccezionale, è evidente che l’incomunicabilità fra le due isole non è segnata dalla natura, ma dalla storia, che ha operato nel senso di accentuare e aggravare le identità, le differenze, le incompatibilità.

Non basta perciò richiamare le rispettive caratteristiche geomorfologiche – vulcanica e termale Ischia-Isola Verde, dolomitica e calcarea Capri-Isola Azzurra – per giustificare le differenze e le insormontabili distanze né per contro conviene insistere, per poi non darsene ragione, sulla rispettiva vocazione e attrattiva turistica o, più banalmente, sul fatto che entrambe hanno la stessa azienda elettrica.

Già dai tempi più antichi la vicenda storica di Ischia/Procida e Capri va nel segno di una netta separazione. Un geografo greco di età augustea, Strabone, attingendo la notizia presumibilmente a un antico “scienziato”, Posidonio, riferisce che Ischia, Procida e Capri sono isole nate da un distaccamento della terraferma (prosgeioi), ma, mentre Ischia e Procida si sarebbero distaccate dal Miseno, Capri si sarebbe distaccata dalla Punta Campanella. Stessa natura, ma diversa origine.

Questa antica tradizione già individua alla base della diversità delle isole in questione una diversa area di afferenza e riferimento: Ischia/Procida legate all’area flegrea, Capri alla Penisola Sorrentina.

Se diamo uno sguardo alle rispettive mitologie, vediamo che Ischia/Procida presenta miti “eraclei” e “giganteschi” (il mostruoso Tifeo, i Cercopi uomini-scimmia, riecheggiati nel nome antico di Ischia, Pitecusa “isola delle scimmie”) che richiamano i miti dell’area flegrea, incentrata sulla lotta di Eracle contro i Giganti. Capri, per parte sua, ha come mito quello dei pirati Teleboi, abitanti in Grecia di fronte al fiume Acheloo, conosciuto come il padre delle Sirene, a loro volta abitanti nella Penisola Sorrentina e sugli isolotti Li Galli: come in Grecia, i Teleboi di Capri abitano di fronte alle figlie di Acheloo stanziate in Penisola Sorrentina.

Queste diverse aree di riferimento trovano peraltro riscontro sul piano linguistico, con il dialetto di alcune zone di Ischia che ricorda quello di Pozzuoli e a Capri la presenza di una vocale centralizzata che ricorda alcuni vocalismi di area peninsulare e quello di Torre del Greco. Queste antiche aree di riferimento sono tuttora confermate, non a caso, da specifici collegamenti marittimi: Ischia/Procida ha linee con il porto di Pozzuoli, Capri con quello di Sorrento.

Il rapporto con il mare pure distingue le nostre isole: nota è la vocazione marittima di Ischia e Procida, mentre per Capri in età moderna si conosce un’attività marittima circoscritta alla ricerca del corallo. Ischia e Procida sono terre di grandi navigatori, Capri no.

La toponomastica e l’antroponomastica segnano ulteriori differenze: a Ischia si segnalano i Ferrandino, Iacono, Buono, Mazzella, Mennella, Castagna, Regine, Mattera, Di Meglio, a Capri i Federico, Vuotto, Ruocco, Lembo, Farace, Catuogno, Cerrotta.

Il destino separato di queste isole non ne ha evitato, fin dall’Antichità, il confronto, nettamente favorevole a Ischia, almeno fino all’età dell’imperatore Augusto, quando Ischia fu ceduta a Neapolis e Capri divenne proprietà privata del principe. Fino ad allora le fonti antiche sottolineano la fertilità e la produttività di Ischia, la povertà e l’inospitalità di Capri: Strabone ricorda di Ischia/Pitecusa la grave minaccia dei terremoti, ma anche la produttività agricola (eukarpía) e l’esistenza di botteghe di orefici (chryseia). Il nome di Capri, derivato da una parola paleoitalica che allude alla capra, già di per sé evidenzia il carattere brullo e improduttivo del territorio, le scarse possibilità di praticarvi l’agricoltura, il destino di essere regno esclusivo delle capre, che, come sa già Omero, contraddicono lo sviluppo umano, politico ed economico di un territorio: dove ci sono capre, non ci sono né terre coltivate né uomini. Capri era nota come isola saxosa, importuosa, «con niente di buono», come ebbe a dichiarare uno storico di III secolo d.C., Dione Cassio.

Prima di Augusto, Ischia e Capri condivisero dal VI secolo a.C. un destino determinato dalla rispettiva dipendenza dalla greca Neapolis. Fu Augusto a interrompere questo rapporto, cedendo, agli inizi degli anni ’20 del I secolo a.C., Ischia a Neapolis e prendendo Capri come sua proprietà privata: Ischia/Aenaria subordinata a Neapolis e relegata all’anonimato, Capri elevata a dimora di principi, seconda Roma (aemula Romae). L’isola delle capre si rivestì in pochi anni di imponenti edifici residenziali appartenenti al principe e all’aristocrazia al suo seguito, dodici ville, come dice lo storico Tacito, sul modello dei dodici dèi dell’Olimpo. Il poeta napoletano Stazio, sul finire del I secolo d.C., celebra l’isola come la «ricca Capri» (dites Caprae): Capri non era più l’isola solo delle capre e continuò a essere “ricca” fino al II secolo d.C., dove ancora figura come residenza forzata della moglie e della figlia dell’imperatore Commodo, Crispina e Lucilla. Con il III secolo d.C. l’isola, abbandonata dall’aristocrazia romana, diventa nuovamente “isola delle capre” o, peggio ancora, “buona a nulla”.

Paradossalmente, è nel “buio” del Medioevo, che i destini di Capri e Ischia si incrociano e questo avviene intorno al culto del santo protettore dell’isola di Capri, san Costanzo, campione della lotta contro i Saraceni: in una predica in suo onore trascritta nel XII secolo (Sermo de virtute Sancti Constantii) si fa menzione di un flusso processionale proveniente da Ischia e diretto alla basilica caprese del santo, presso la Marina Grande di Capri. Si individua così eccezionalmente un antico circuito devozionale che collegava le due isole. Dopo allora, però, ognuno con il suo santo: Capri con Costanzo, Ischia con Restituta.

La stessa fortuna turistica ha origini, date, ragioni e sviluppi diversi, non connessi esclusivamente alla meravigliosa natura che le circonda: dall’Umanesimo Ischia è nota per le sue acque termali, Capri dal Settecento e prima della scoperta della Grotta Azzurra (1838) si guadagna fama, produce curiosità e attrae viaggiatori in virtù delle sue “antichità” e delle pagine, per nulla lusinghiere, che Tacito e Svetonio dedicano al lungo soggiorno (27-37 d.C.) del “vizioso” Tiberio sull’isola. Capri, quale isola della trasgressione e della “perversione” del corpo, si oppone a Ischia che ne promette la salute.

Lo sviluppo antropico ed economico ha articolato il territori per Ischia e Capri, differentemente da Procida, fino alla nascita di diverse municipalità (Ischia ha 6 comuni, Capri 2): in passato, come a Capri durante il Ventennio, si ebbe una riunificazione e talvolta si parla di riunificare i comuni, ma il dato storico, al di là delle aspirazioni politiche e amministrative, mostra continuamente e da secoli come questi comuni rivendichino “autonomia” e “identità”, caratterizzandosi di fatto come “isole” in un’isola, con un “vizio”, questo sì, più o meno condiviso (l’abuso edilizio e il poco rispetto del territorio) e con un orientamento politico diffusamente favorevole alle forze politiche e ai governi di centro-destra.

L’incomunicabilità storica di Ischia/Procida e Capri ha di fatto e fortunatamente sopito le invidie e le rivalità, ma non ha mai spento le reciproche idealizzazioni: soprattutto in questi momenti Ischia guarda a Capri per un turismo più “sereno” perché privo di ogni minaccia sismica e perché capace di meglio difendersi dall’arrivo del turismo “di massa”; Capri esalta da sempre le comunità ischitane perché sanno meglio “far valere i diritti” nella mobilità marittima, pretendendo e ottenendo “navi anche di notte”. In ogni caso, anche l’idea di un quotidiano di Ischia, Procida e Capri solo in rari momenti ha diffusamente ma superficialmente funzionato, così come i benemeriti tentativi di legare in associazione le varie realtà politico-amministrative.

Con tanti aspetti simili, con tanti problemi comuni, con tante diffuse potenzialità, pur così vicine, Ischia/Procida e Capri restano realtà fortemente “diverse” e purtroppo non comunicanti. Tale situazione non pare indotta dalla natura o dai rispettivi “campanilismi”, che semmai la aggravano, ma dalla millenaria vicenda storica che ne ha segnato, tranne rari momenti, la netta separazione.

Probabilmente, anzi sicuramente, conoscere la storia propria e altrui, senza identitarismi e autoesaltazioni, sarà un passo decisivo perché tra Ischia/Procida e Capri ci si isoli di meno, ci si conosca di più, si sia meno isola tra isole, in un vero, pacifico e democratico arcipelago, che sappia intelligentemente, senza pregiudizi, vincere le sfide del futuro. In fondo, la storia la fanno gli uomini.


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