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Ischia è un’isola soggetta a terremoti. L’evento più recente è quello accaduto meno di un anno fa, il 21 agosto del 2017, quando la terra ha tremato nel comune di Casamicciola provocando 2 morti, decine di feriti e parecchi danni. Ma la relazione dell’isola con il sisma è cosa antica. Il primo episodio di cui esiste memoria storica risale all’inizio del VII secolo a.C., durante la colonizzazione greca, e viene raccontato sia da Plinio nelle Naturalis Historiae che da Strabone nella sua Geographia. A questo ne sono seguiti molti altri, spesso legati alle eruzioni del monte Epomeo che domina l’isola. Riccardo da San Germano nel XIII secolo, ad esempio, descrisse un terremoto avvenuto nel 1228 che causò 700 vittime e la distruzione di molte abitazioni. Fino al 1302 la sismicità rimase diffusa in tutta l’isola, poi si localizzò prevalentemente nella parte settentrionale. Tuttavia, gli eventi storicamente più importanti – anche perché avvenuti poco dopo la nascita della moderna sismologia e quindi descritti in modo scientifico – sono i due terremoti che investirono il comune di Casamicciola a soli due anni di distanza l’uno dall’altro: il 4 marzo del 1881 e il 28 luglio del 1883. I danni provocati soprattutto dal secondo evento furono irreparabili: migliaia di morti, edifici polverizzati, la morfologia del territorio sconvolta. La ferita - fisica e psicologica - lascia una cicatrice anche linguistica, con il termine “Casamicciola” che da allora in poi sarà usato come sinonimo di “grande confusione”.

Ora un libro, History of Ischian Earthquakes (a cura di Elena Cubellis e Giuseppe Luongo, Bibliopolis editore, pp. 138, euro 25,00), ricostruisce la serie degli eventi sismici dell’isola, condendola però con storie di straordinario interesse. Diciamo subito che il testo – in italiano e in inglese – è di facile e piacevole lettura. La prima parte si occupa di come nel corso della storia l’essere umano ha affrontato questo sconvolgimento del territorio in cui vive. In particolare, Giovanni Polara si occupa di come il terremoto era interpretato e affrontato nel mondo antico. La causa del sisma veniva individuata – così come quella di molte altre calamità naturali – nelle azioni di un dio, in particolare il potente Poseidone, fratello di Zeus che regnava sul mare ma che era anche Ennosigéo, scuotitore della terra. Cosa si poteva fare contro il terremoto? Poco o nulla, perché si era visto che non si trattava di un evento prevedibile. Tuttavia, Elio Aristide, autore di un ciclo di opere sul terremoto che colpì Smirne nel 178 a.C., spiega che ancora due azioni si possono intraprendere: intervenire sui cittadini perché rimuovano il dolore e la disperazione e si mettano al lavoro per ricostruire quello che era stato distrutto e intervenire sul potere centrale perché mandi soldi e mezzi per la ricostruzione della città. A rifletterci bene, si tratta di due azioni ancora fondamentali per far fronte alla calamità.

Un terremoto che cambiò radicalmente il modo di percepire il rapporto tra uomo e natura e che segnò l’inizio di un modo diverso di studiare questo fenomeno fu quello di Lisbona del 1755 di cui parla Pietro Greco. Si trattò di un terremoto devastante che distrusse la città portoghese e fece tremare l’Europa tutta. La violenza dell’evento mise in crisi l’idea che si vivesse “nel migliore dei mondi possibili”, come sosteneva il filosofo tedesco Leibniz. Ma anche che la causa di tanto orrore fosse da ricercare in un dio onnipotente, poiché si sarebbe trattato di un dio profondamente ingiusto: perché distruggere Lisbona e i suoi abitanti lasciando Parigi e altre città europee intatte? La causa del terremoto diviene improvvisamente chiara: sono le leggi della natura che colpiscono in modo imprevedibile e cieco. Il rapporto tra l’essere umano e la Natura non sarà più lo stesso.

Nella seconda parte del libro, ci si addentra in temi che toccano l’urbanistica e la ricostruzione degli edifici e del tessuto sociale dopo il terremoto. Quali errori sono stati fatti dopo i terribili eventi della fine dell’Ottocento sull’isola? Quali sono state le conseguenze? Quale lezione possiamo trarre per il futuro? Ilia Delizia, Piero Pierotti, Ferruccio Ferrigni, Elena Cubelllis e Giuseppe Luongo declinano il tema in vari modi.

Ischia è un’isola soggetta a terremoti, dicevamo. A generare i terremoti – spiegano Cubellis e Luongo ci sono due campi di sforzi: il primo legato alla tettonica regionale, il secondo associato alla pressione esercitata dal magma in un laccolite – ovvero una massa rocciosa che si è originata per l’intrusione del magma tra rocce preesistenti – poco profondo. Ma a spiegare il modo in cui ci si difende dal terremoto e di come si ridisegna il paesaggio dopo l’evento, c’è un intreccio di cause (politiche, economiche, burocratiche) che non possono essere sciolte in un semplice regola, ma che – nel caso di Ischia - fanno la differenza tra l’isola che era, l’isola che è e l’isola che potrebbe essere.


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