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Il 10 dicembre 2016 è stato consegnato ad Oslo, in Aula, il Premio Nobel per la Pace. Andai in quell’Aula trentuno anni fa, in rappresentanza dei medici italiani, quando feci parte della delegazione mondiale dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare che ricevette il Premio Nobel per la Pace 1985, per il contributo cruciale che demmo ad USA ed URSS per ripensare il loro riarmo nucleare in Europa. L’anno successivo, nel primo anniversario di quel Premio, fummo accolti in Conferenza nella Sala Consiliare del Comune di Teramo.

Il titolo affidatomi: “La Pace nel Mondo”, è particolarmente impegnativo, ma provo a trattarlo, in modo sintetico, facendo riferimento al ruolo che hanno avuto e debbono avere i medici teramani ed italiani.

Pochi giorni fa il Direttore dell’Ordine mi ha ricordato quando, moltissimi anni fa, gli riferii che la guerra nucleare, per un errore umano, era iniziata e finita senza il lancio dei missili perché, in quindici minuti, il personale del NORAD, il Comando Generale della Difesa Aerea degli Stati Uniti, era riuscito a scoprire in tempo l’errore. Per una importante coincidenza proprio subito dopo ho ricevuto la videotestimonianza personale e diretta, dopo circa quarant’anni, su quell’evento, rilasciata ad un giornalista americano nelle vie di New York, da parte del senatore Perry, che fu direttamente protagonista di quel drammatico evento quando, nel settembre 1978, ricoprendo il ruolo di Segretario di Stato Americano, fu svegliato in piena notte dal Comandante del NORAD ed informato del gravissimo problema, ed ho provveduto ad inviargli, per posta elettronica, il link a quella videotestimonianza.

Vi chiederete il contesto di tutto questo, e debbo dunque rivelarvelo, dopo più di trent’anni, che sono generalmente, nel mondo, gli anni che intercorrono prima della desecretazione.

Nel 1981 ed 82 fui Ufficiale Medico dell’Aeronautica Militare Italiana e contemporaneamente frequentai la Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Bologna. Durante il servizio militare da una parte ebbi modo, in una base in cui era operativo un altro teramano, il compianto colonnello ed amico Arturo De Siati, di entrare nella carlinga del prototipo di un cacciabombardiere nucleare di nuova generazione, per la cui navigazione Arturo fu il secondo italiano in assoluto ad essere formato nella base NATO di Cottesmore, in Inghilterra, e dall’altra di essere chiamato, a Roma, a far parte del Comitato Scientifico Italiano “Medicina per la Pace”, che organizzò il I Incontro Scientifico Internazionale per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che tenemmo all’Accademia Nazionale dei Lincei nel marzo 1983.

Nell’agosto successivo fui mandato anch’io in Inghilterra, non in una base operativa militare, come Arturo, ma nel più importante centro di strategia della NATO, l’Istituto Internazionale di Studi Strategici, dove sviluppai una tesi accademica sul Rischio Nucleare da Armi in Italia.

Con i dati delicatissimi raccolti, che mi permisero di delineare il concetto di “guerra nucleare non intenzionale”, cioè di guerra nucleare per errore tecnico o umano, animai qualche mese dopo, ad Helsinki, al Congresso Mondiale dell’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che avevo fondato anche in Italia con atto notarile in Roma durante il mio servizio di Ufficiale Medico dell’Aeronautica Militare Italiana, il workshop su “Strategie per la Prevenzione della Guerra Nucleare”, ed ebbi modo di illustrare il concetto di guerra nucleare non intenzionale a Pavel Palathenko, che partecipava al workshop, e che qualche mese dopo fu chiamato al ruolo delicatissimo di interprete unico nei colloqui USA/URSS tra i Presidenti Reagan e Gorbaciov per il Disarmo Nucleare in Europa.

In particolare, ebbi modo di spiegare che, se l’evento che si era svolto al NORAD, in cui l’errore era stato scoperto dopo quindici minuti di panico tra gli operatori, si fosse ripetuto sullo scenario europeo, dove i tempi di volo dei missili sugli obiettivi erano abbreviati fino ad appena 10-12 minuti, non avremmo avuto scampo.

Posso solo oggi affermare con grande orgoglio di teramano e di italiano (come Arturo) che, se da una parte, in quella base che fu di Arturo, dal febbraio 2013 un crest celebra, su una stele, il cinquantennale della collaborazione nucleare bilaterale ITALIA/USA, dall’altra un altro teramano ed italiano, Ufficiale Medico in congedo illimitato provvisorio dell’Aeronautica Militare Italiana, diede un contributo sostanziale al processo di disarmo nucleare in Europa.

Quando, in occasione della Cerimonia di consegna del Premio Nobel per la Pace 1985 all’Internazionale Medici, a cui aderirono da allora molti medici teramani, fui ricevuto dal nostro Ambasciatore in Norvegia, gli comunicai che un mese prima, a Ginevra, nel primo incontro che avevano avuto all’ONU Reagan e Gorbaciov, il primo ed unico punto di accordo che avevano in agenda era il concetto di guerra nucleare non intenzionale.

Prima di firmare a Mosca, il 31 maggio 1987, il Trattato INF sullo smantellamento delle forze nucleari intermedie, Reagan e Gorbaciov si incontrarono a Reykjavìk, Islanda, nell’ottobre 1986, ed ebbero, condividendola, una comune visione: un Mondo Libero dalle Armi Nucleari.

Nel novembre 2006, partecipando a Roma al Summit Mondiale dei Premi Nobel per la Pace, proposi di utilizzare il 2007, cioè il ventennale del Trattato INF, per ripartire dalla Visione di Reykjavik dei Presidenti.

Fu così, e lo dico con ampia facoltà di prova, che nel primo giorno mediaticamente utile del 2007, il 4 gennaio 2007, il senatore Perry (che ho sopra ricordato), insieme a Kissinger, Nunn e Shultz pubblicò sul Wall Street Journal un articolo che proponeva di riaffrontare il concetto di mondo libero dalle armi nucleari. Dei quattro firmatari, Shultz era il Segretario di Stato che aveva accompagnato Reagan a Reykjavìk. Per ridiscutere seriamente il problema Gorbaciov fu invitato in America, e fu seriamente e bilateralmente rivissuta quella comune passata esperienza di pensiero.

Nonostante che, con il Summit del 2002 tra i Presidenti Bush e Putin nella base dell’Aeronautica Militare Italiana di Pratica di Mare, per iniziativa italiana, si fosse inaugurato tra NATO e Russia il Partenariato per la Pace, si è perso un altro decennio nel cammino urgente e vitale del disarmo nucleare.

Tuttavia, dove non arrivano i politici, ancora una volta arriviamo noi, i medici.

E dico questo, come uno sprone a tutti noi medici, di Teramo, dell’Italia e del mondo, ad operare di nuovo (perchè sono certo che, nella nostra stessa incredulità iniziale questo tipo di nostro nuovo ed urgente impegno etico, professionale e culturale avrà necessariamente risultati concretamente fattivi e pratici).

Cerco di spiegarmi.

Nei giorni scorsi ho inviato all’Ordine l’edizione telematica dell’ultimo numero del World Medical Journal, l’organo della World Medical Association, cioè dell’Associazione Medica Mondiale che riunisce tutte le Federazioni Nazionali degli Ordini dei Medici del mondo. Esso è caratterizzato da due articoli importanti sul ruolo dei medici per aiutare le rispettive comunità nazionali per il disarmo nucleare e la prevenzione di una guerra nucleare, anche per errore, le cui conseguenze sarebbero Inverno Nucleare e Fame Nucleare che porterebbero a morte due miliardi di persone nel medio periodo.

Non è casuale che questo numero giunge pressochè in contemporanea con la decisione dell’ONU di convocare nel 2017 la Conferenza per la Messa al Bando delle Armi Nucleari, che dopo mine, bombe a grappolo, bombe chimiche e batteriologiche sancirà l’illegalità e criminalità, nel diritto internazionale, degli ordigni nucleari, la cui esistenza sul pianeta è ormai incompatibile con la sicurezza del genere umano.

La notte tra il 27 e 28 ottobre scorsi, infatti, nella Prima Commissione Disarmo della 71a Assemblea Mondiale delle Nazioni Unite, con 123 voti a favore, 33 contrari e 16 astenuti, è stata approvata la Risoluzione L.41 che impegna l’ONU a convocare la Conferenza.

Debbo dirvi di nuovo con orgoglio che tutto è partito da un iscritto all’Ordine dei Medici di Teramo. La Risoluzione è il risultato ultimo dell’Iniziativa Umanitaria, condotta insieme dal Comitato Internazionale della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa e dall’Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare, che hanno organizzato le Conferenze Diplomatiche Internazionali di Oslo (marzo 2013), Nayarit (Messico), febbraio 2014 e Vienna (dicembre 2014) dove, alla presenza di rappresentanze diplomatiche di oltre cento Paesi membri delle Nazioni Unite, è stato provato e mostrato l’impatto umanitario delle armi nucleari, ed illustrato scientificamente i concetti di Inverno Nucleare e Fame Nucleare che si avrebbero a causa dell’oscuramento della radiazione solare ed il conseguente collasso della fotosintesi clorofilliana e dei raccolti sul pianeta per una guerra nucleare anche limitata o per errore o terroristica.

Permettermi di dirvi che nell’aprile 2010, al working meeting che tenemmo a Roma in preparazione del Summit dei Premi Nobel per la Pace di Hiroshima, dell’ottobre 2010, sollecitai ed ottenni, per la prima volta nella storia, l’impegno urgente e diretto contro le armi nucleari da parte del rappresentante della Croce Rossa, lo svizzero Alexander Liebeskind, consigliere del Presidente. Il resto è giunto, nei termini riferiti.

Ma torniamo a qui ed ora.

L’economia globale, europea e nazionale è in grave crisi.

Quantità enormi di risorse sono tuttora e sempre più impegnate per programmi impensabili ed inimmaginabili di ammodernamento degli arsenali nucleari, tali da aver permesso lo sviluppo del concetto di “Bomb Banking”, cioè la possibilità per le banche, nella grave crisi finanziaria globale in atto, di mantenersi, nell’esercizio degli enormi buchi di bilancio che hanno in atto, con il management promesso di grandi quantità di denaro destinate alla ricerca, sperimentazione, sviluppo e produzione di nuove armi e sistemi  nucleari.

Il medico, che ha come propria missione la cura della salute, definita dall’Agenzia delle Nazioni Unite per la Salute come lo stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e che si trova a fronteggiare tutti i giorni l’impatto che la crisi economica e l’uso distorto di risorse hanno sulla salute dei propri assistiti e sulla sostenibilità dello stesso servizio sanitario, ha il dovere di alzare il tiro della propria missione, aiutando la propria comunità scientifica, istituzionale, politica e culturale a capire tutta l’urgente necessità di un nuovo modo di pensare alla pace ed alla guerra, a partire dalla necessità urgentissima di abolire le armi nucleari e con esse la follia nucleare, ridistribuendo risorse e quindi speranze di vita e di futuro per i nostri pazienti, per i nostri figli, e per tutti noi.

Il grande Papa Francesco ha detto che la terza guerra mondiale è cominciata, a pezzi, denunciando la ingiusta ripartizione di risorse. Se fosse vero questo assunto, allora sarebbe urgentissimo chiuderla al più presto, con accordi anzichè ulteriori divisioni, e con l’imperativa necessità di ridurre subito, fino ad abolire, le circa sedicimila bombe nucleari che incombono tuttora su tutti noi, di cui circa duemila in permanente stato di allerta per l’uso immediato.

Noi medici potremmo continuare ad esercitare la nostra missione anche in guerra, ma non in una guerra nucleare.

Un breve video riassuntivo dell’Internazionale Medici mostra questa triste verità.

Ci è affidato allora il compito di educare alla pace ed all’abolizione delle armi nucleari, comunque e dovunque possiamo, nell’esercizio della nostra professione e della nostra cittadinanza, come parte dell’educazione sanitaria e della nostra missione di medici e di cittadini dell’Italia e del mondo.

* Discorso tenuto all’Assemblea Generale dell’Ordine dei Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Teramo. Sala Convegni, 10 dicembre 2016.


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