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Trinità delle Monache

Centro Intergenerazionale Ricreativo nei Quartieri Spagnoli di Napoli

Emma Buondonno
Giovanna Farina, Rossella Russo (a cura di)
20,00 €
16,00 €
Sconto4,00 €

alt collana Ricerche e Progetti di Architettura e di Urbanistica
alt 21 cm x 21 cm
alt brossura
alt 96 pagine
alt 57 immagini a colori, 13 in b/n
alt 2018-06
alt ISBN 978-88-89972-73-1
alt opera in libero accesso

La Chiesa della Santissima Trinità delle Monache con il suo Convento è il gigante addormentato ai piedi delle pendici di Monte Sant’Erasmo e si erge tra Vico Paradiso e Corso Vittorio Emanuele, all’altezza della Pedamentina, a ridosso dello sperone e del bastione della cinta muraria vicereale della città stratificata di Napoli e lungo il tracciato della Funicolare che da Montesanto conduce sulla collina del Vomero. Il complesso conventuale, sopravvissuto in gran parte ai crolli risalenti al 1897, al terremoto del 1732 e ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, ebbe come ultima destinazione quella di Ospedale Militare e dalla fine degli anni ’70 fu del tutto abbandonato. I suoi grandi orti e giardini, adagiati su due terrazzamenti principali, erano tra i più decantati per la panoramicità sulla baia di Napoli e per la grandezza delle loro “peschiere” al punto che le monache vi “potevano andare in barchetta”. Trinità delle Monache non fu il solo complesso religioso edificato alle pendici della Collina di San Martino, ma, al contrario, insieme a Santa Lucia al Monte, Suor Orsola Benincasa e San Nicola da Tolentino, costituì il sistema delle cittadelle monastiche dei diversi ordini religiosi che, tra le mura difensive, in corrispondenza della Pedamentina a est e del Petraio a ovest, abbracciavano tutte le pendici di Monte Sant’Erasmo con in sommità la Certosa di San Martino e il Castel Sant’Elmo. La veduta della città di Napoli dal porto, per secoli e ancora oggi, è stata sempre caratterizzata dal fondale scenografico proprio delle architetture religiose suddette e dalla natura del Monte Sant’Erasmo con le vigne e gli orti dei monaci e dei certosini. Fu proprio questa, infatti, la ragione per cui gli ordini religiosi scelsero le pendici collinari a ridosso dei Quartieri Spagnoli per edificare le loro chiese e i loro conventi, per poter disporre cioè di ampi appezzamenti di terreno coltivabile, ormai divenuti scarsi nel denso tessuto del centro storico della città, per rispondere operosamente ai dettami del credo religioso e della vita monastica. Da quasi quarant’anni studi, ricerche e progetti impegnano singoli studiosi come anche università, centri di ricerca, amministrazioni, associazioni e comunità di cittadini nel tentativo di rendere questo luogo un centro di attività strettamente unito alla vita e alle esigenze del quartiere come della città. Nel presente studio sono documentate alcune delle tappe intercorse in questi decenni nel tentativo di offrire con l’impegno accademico, sempre rivolto alla realtà e ai territori di Napoli e della Campania, un piccolo contributo purché sia nella direzione di aiuto alla valorizzazione di un esempio straordinario di architettura e natura, da un lato, e alla ricostruzione del senso di comunità e di coesione sociale, dall’altro, in un quartiere a elevato rischio di penetrazione di poteri criminali.
Nel presente volume, dunque, sono illustrate le ipotesi di recupero:
a) per le attività culturali e formative destinate alle nuove generazioni, elaborate negli anni ’90;
b) per l’intero quartiere di Montecalvario come Piano Particolareggiato dei Quartieri Storici di Napoli, nel 1997;
c) per il centro intergenerazionale e il luogo di accoglienza multiforme della città creativa, nel 2007;
d) per il centro di accoglienza e antiviolenza per le politiche di pari opportunità, fondamentali in una città dall’elevato controllo armato della criminalità organizzata, nel 2016;
e) per il restauro del parco e degli orti e dei giardini storici, nel 2017.

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